Il 9 Marzo 1985, per la prima volta la più importante rivista di televisione americana “TV Guide” metteva in copertina Jessica Fletcher. Fu la prima di cinque copertine che furono dedicate alla scrittrice-investigatrice più apprezzata dell’epoca. All’interno altrettanti articoli dedicati all’attrice e al suo personaggio. Esploriamo il primo di questi, ritrovato grazie alla preziosa rassegna stampa meticolosamente raccolta sul sito “The Definitive Guide to Murder She Wrote” e tradotto dalla sottoscritta.
Il grande Mistero: Come può farcela ai “lavori quasi forzati”?
“Murder She Wrote” è una faticaccia per la leggendaria attrice. Ecco i motivi per cui ha detto comunque sì ad un ruolo da protagonista così estenuante.
Di Robert MacKenzie





Angela Lansbury stava ancora lavorando quando sono arrivato ed ero contento della possibilità di vederla in azione prima che ci incontrassimo per l’intervista. L’avevo vista di persona solo un’altra volta prima d’ora, – come scintillante protagonista del musical “Mame” sui palcoscenici di New York -e il mio più vivo ricordo era di lei seduta su una luna sospesa in aria, mentre mostrava un paio di gambe lunghe ed eleganti.
Era 19 anni fa. Ora le gambe erano coperte da un pratico tessuto di tweed più adatto alla vita spartana del New England e ai gusti di Jessica Fletcher, eroina poliziesca della serie CBS “Murder, She Wrote“. Nei panni di Jessica, la Lansbury era ora in piedi all’aria aperta, in una calda giornata di Los Angeles. Braccia incrociate e grandi occhi blu attenti ad ogni dettaglio mentre si girava una scena abbastanza surreale. Era in corso una specie di fiera medievale, affollata di gente comune e di comparse in costume d’epoca, tutti ammassati sotto le mura di un gigantesco castello di stucco, uno di quei set di Hollywood che venivano riciclati all’infinito e rimasti a ricordare dimenticate epopee di cavalieri in armatura.

James Coco, una delle guest star dell’episodio 1.7 “We’re Off to Kill the Wizard” “Il gran mago Orazio“, viene trascinato in un carretto verso il (finto) patibolo e quello che potrebbe sembrare una macabra farsa è sul punto di diventare tragica realtà.


La Lansbury, a 59 anni, sembra aver passato la fase diva-sospesa-sulla-luna in lustrini e paillettes, ma è sempre una donna di una certa presenza, sorprendentemente alta ed elegante, con qualcosa di diretto e penetrante negli intensi occhi azzurri e qualcosa di intransigente nella piccola bocca perfetta.
La scena si è conclusa e un addetto stampa ci ha presentati: “Ciao” mi dice con un rapido sorriso e una ferma stretta di mano. Chissà come mai mi aspettavo un più austero “Buongiorno, come va?”. Forse è tutto parte del suo magnetismo. Una familiarità disarmante che sembra andare oltre la tipica riservatezza inglese. Abbiamo iniziato a parlare del personaggio di Jessica, una vedova che scrive romanzi gialli e che ha l’incredibile capacità di essere presente quando succede un omicidio. “Non è un’eccentrica, nè una ficcanaso e nemmeno un ‘personaggio’. Questo è proprio quello che non abbiamo mai voluto che fosse”, mi dice la Lansbury “lo penso che sia molto onesta e diretta, con molta etica e dalla mente aperta. È una brava tuttofare. Ed è americana. Questo è molto importante: lei è molto americana.“

Angela Lansbury è lei stessa americana, non per nascita ma per scelta. Nata in Inghilterra in una famiglia di teatranti, era un’adolescente che si preparava alla carriera di attrice quando la II Guerra Mondiale gettò la sua ombra su Londra. “Mia madre mi disse: ‘Senti, puoi andare via da qui e stare lontano dalle bombe o puoi restare a Londra e continuare la tua formazione”. Angela naturalmente scelse di rimanere a Londra per il corso di recitazione. Ma nell’agosto del 1940 Angela, i suoi due fratelli e la madre arrivarono a New York dove Angela aveva vinto una borsa di studio. Più tardi lei e la madre si trasferirono a Los Angeles e Angela trovò un lavoro dietro il bancone dei cosmetici di Bullocks Wilshire.
Un’amica le procurò un provino alla MGM. L’adolescente padrona di sé con lineamenti delicati e modi riservati fu immediatamente testata per il grande schermo e le fu fatto firmare il suo primo contratto da attrice. Altrettanto rapidamente le fu affidato un ruolo in un film importante, “GasIight” (1944). Poi fu la volta di “National Velvet” (Gran Premio, 1944), “Il ritratto di Dorian Gray” (1945), “The Harvey Girls” (1946) e molti altri film.




Con un po’ di tempo libero tra una scena e l’altra – la recitazione televisiva è per lo più fatta da attese – la Lansbury mi ha accompagnato nella sua roulotte. Roadster placcate in oro e bagni nello champagne potrebbero essere solo un ricordo, ma ci sono ancora alcuni vantaggi per le dive e l’aria condizionata nel camerino-roulotte era uno di questi, e quello della Lansbury era decisamente nella categoria delle case mobili con sedute comode e tende coordinate. Ho detto qualcosa sulle parti dell'”altra donna” che recitava nei film. La ricordo come la ragazza che non si prendeva mai il ragazzo di turno.
“Suppongo che se avessi avuto il ragazzo avrei potuto essere una di quelle attrici le cui carriere andavano e venivano in fretta, povere care. Non sono mai stata un sex-symbol o la regina del glamour. Fin dall’inizio ho interpretato donne molto più grandi di quanto non fossi in realtà. C’è qualcosa di maturo nel mio viso e nel mio comportamento. Mi sono sempre sentita avere 29 anni, mi sono sentita avere 29 anni per anni e anni. Ora me ne sento 40“
Angela Lansbury

Il marito di Angela, Peter Shaw, si era affacciato dal trailer per salutare. Un ex agente di talenti e produttore. Shaw è un uomo alto e distinto con un modo di parlare buffo. Prima di sparire di nuovo, ci ha promesso di raggiungerci per pranzo.
“Siamo sposati da 35 anni“. mi confida Angela “Mi sento molto fortunata ad essere riuscita ad arrivare così lontano. A casa ho sempre avuto supporto e totale rassicurazione. Io penso che sia per questo che sono riuscita a fare così tanto lavoro. Suppongo che se avessi avuto un sacco di storie d’amore, matrimoni e così via, non avrei potuto fare così tanto“
Ho citato la famosa osservazione di Spencer Tracy secondo cui recitare consiste principalmente nel conoscere le battute e non sbattere contro i mobili.
Angela sosteneva che dietro c’era di più da fare. “È molto difficile descrivere come fare a recitare. Ma l’approccio inglese è che prima si devono imparare gli strumenti del mestiere. L’apparato vocale, per esempio. Puoi avere ogni tipo di pathos drammatico, ma se non sai usare il tuo strumento per trasmetterlo al pubblico sei solo a metà strada, vero? Laurence Olivier diceva che tra le cose che un attore doveva possedere vi erano una straordinaria forza fisica e grande resistenza. Sono fortunata ad averle. Non avrei potuto fare “Mame” per due anni e “Sweeney Todd” per altri due anni se non le avessi avute“
Quei trionfi sul palcoscenico di Broadway sono arrivati tardi per un’attrice che aveva pensato ai film come un trampolino di lancio verso il teatro. La Lansbury lasciò la MGM nel 1951 quando l’industria cinematografica era caduta in disgrazia, e ciò significò presto disoccupazione per un’attrice cinematografica freelance.
“Fortunatamente ero sposata e mio marito aveva un lavoro, ma è stato un periodo molto difficile“. Nel 1953 gli Shaw avevano tre figli da crescere. Nonostante il lavoro instabile, la Lansbury concentrò la sua forza e resistenza sul fronte domestico e scoprì quello che sarebbe stato un interesse permanente per il giardinaggio.
Alla fine la ragazza che si era preparata per calcare il palcoscenico trovò il modo per ritornarvi. Nel 1957 debuttò a Broadway in “Hotel Paradiso“, con critiche molto favorevoli. Seguì “A Taste of Honey“, e poi lo spettacolo che rivelò il suo talento musicale “Anyone Can Whistle“. Nel 1966 arrivò il grande successo di “Mame“, la versione musicale del romanzo di Patrick Dennis “Auntie Mame“.
Mentre l’instancabile zia diffondeva cantando il messaggio amorevole di Mame, la Lansbury divenne la beniamina di New York. E i critici scrivevano con ammirazione delle sue lunghe gambe. “Fino ad allora nessuno aveva mai accennato al fatto che avessi le gambe“.
Ma i picchi di “Mame” furono presto offuscati dai tempi travagliati della fine degli anni ’60. Il figlio maggiore degli Shaw fu mandato in Vietnam, mentre i loro due figli più piccoli furono risucchiati da cattive frequentazioni a Malibu, dove i ragazzi ricchi cedevano alle lusinghe di una vita senza controllo. Angela e Peter si guardarono attorno, scoprendo un paese che sembrava andare in pezzi e una famiglia che non ritrovavano più. Fecero i bagagli si sono trasferirono in Irlanda. “Quello è stato il momento più bello” ricorda. “Abbiamo riscoperto così tanto. Cose semplici. Giardinaggio e passeggiate in campagna.” E la Lansbury si rese conto quanto potesse essere piacevole non lavorare.

Dopo due anni esilaranti ma estenuanti in cui recitava nel musical di successo “Sweeney Todd“—a quel punto aveva vinto quattro Tony Awards e ottenuto tre nomination agli Oscar – la prospettiva di una vita tranquilla fatta di giardinaggio e viaggi con suo marito poteva sembrarle più seducente che mai. Ma poi è arrivata l’offerta di fare l’appuntamento settimanale con “Murder, She Wrote“. La Lansbury sarebbe apparsa praticamente in ogni scena per cui sarebbero stati necessari giorni lavorativi di 12 o 15 ore ciascuno. In una settimana sarebbe stata vista da più persone di quante avessero mai visto tutti i suoi film e opere teatrali. “Tutti quei milioni di persone. È semplicemente sbalorditivo, vero? E se potessi portare loro qualcosa di veramente buono…Bene. Immagino di non poter resistere“.
C’era stato un ritardo nel sistemare una scena, così Angela (come ora insisteva perché la chiamassi) mi invitò a pranzo.
Questo si è rivelato essere a poca distanza: un pranzo al sacco servito da un catering da gustare su tavoli e panche portatili. Il marito di Angela si è unito a noi e abbiamo parlato di New York, dove gli Shaw hanno una casa in cui sperano un giorno di tornare.

“Non lavorerò così duramente per sempre” afferma Angela con qualcosa che si avvicina alla convinzione. “È quasi un lavoro forzato. Ma dobbiamo essere entusiasti dei risultati fin qui ottenuti. Non solo di critica, ma di numeri. Sai, ci sono così tanti programmi televisivi che non hanno nulla di reale in se. Penso che sia la prima volta che uno spettacolo sia stato davvero pensato anche per un pubblico di mezza età. Non vado mai a fare shopping senza che una signora si avvicini e mi dica: “Grazie per averci dato qualcosa da guardare”. Anche i giovani sono interessati quando dai loro una storia invece di un inseguimento tra auto”.
Angela e Peter mi salutano con la mano mentre mi dirigo verso l’altro lato del castello di stucco dove si trovava il cancello dello studio oltre Western Street e il villaggio inglese. Angela avrebbe lavorato altre sette o otto ore quel giorno. Per il suo bene speravo che un giorno sarebbe arrivata a fare solo giardinaggio. Per il nostro bene speravo piuttosto che non succedesse mai.
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